201803.18
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E’ ammissibile la falcidia dell’IVA nelle procedura da sovraindebitamento?

La L. 27/01/2012 n. 3 o semplicemente L. 3/12, è un provvedimento legislativo, oggi abbastanza conosciuto, che agli artt. da 6 a 20 disciplina le procedure per la composizione delle situazioni di sovraindebitamento non soggette né assoggettabili alle procedure concorsuali (al fallimento).

Per sovraindebitamento il legislatore intende quella situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte ed il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte che comporta la difficoltà o la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente dette obbligazioni.

L’art. 7 c. 1 terzo periodo della L. 3/12, oggetto della presente breve riflessione, prevede che il debitore in stato di sovraindebitamento può proporre ai creditori un accordo per la ristrutturazione dei debiti e soddisfazione dei crediti… oppure affidare il suo patrimonio ad un gestore per la liquidazione. 

Nella formulazione della proposta di accordo, il debitore può prevedere che non solo i crediti chirografi, ma anche quelli assistiti da privilegio, pegno o ipoteca possano non essere soddisfatti integralmente. Questa possibilità presenta un (apparente) limite posto dal terzo periodo (del comma primo dell’art. 7) che letteralmente prescrive che “In ogni caso, con riguardo… all’IVA… il piano può prevedere esclusivamente la dilazione del pagamento”.

Tale norma ripropone quella sulla transazione fiscale (art. 182 ter LF) – nella formulazione antecedente alla novella introdotta con la L. Bilancio 2017 che ne ha ampliato il campo di applicazione ad ogni tipo di tributo, compresa l’IVA – che recepiva la regola comunitaria secondo la quale gli Stati membri hanno l’obbligo di garantire il prelievo integrale del tributo sul territorio.

L’applicazione letterale del precetto suddetto ha indotto diverse corti di merito, sino a pochi mesi fa, a respingere sic et simpliciter le proposte di accordo che prevedevano un pagamento solo parziale del tributo.

Com’è la situazione oggi? E’ tutt’ora cristallizzata su questi principi, oppure è possibile scorgere una certa qual apertura?

Sulla questione è intervenuta la Corte di Giustizia UE con la sentenza 07/04/2016, alla quale certamente è ispirato il recente pronunciamento del T. Pistoia 26/04/2017, che pare indicare una diversa soluzione del problema, ovviamente non in termini generali ma al ricorrere di determinate condizioni.

Questo pronunciamento esplicita che la regola eurocomunitaria sulla infalcidiabilità dell’IVA (perché gli Stati devono garantire il prelievo integrale del tributo sul territorio) trova la sua implicita eccezione nella stessa regola eurocomunitaria che, per l’appunto in modo non espresso, prevede che gli Stati membri, ove non sia possibile un previo integrale (del tributo), possono/devono garantire il miglior prelievo possibile per come accertato nell’ambito di un procedimento sottoposto a controllo giurisdizionale ove sia garantita la possibilità di voto e opposizione del creditore.

Siffatto orientamento, recepito non solo da T. Pistoia 26/04/2017 ma rinvenibile anche in CC., Sezioni Unite, 27/12/2016 n. 26988 oppure in CC. 19/01/2017 n. 1337, pare pertanto estendere anche alla procedura da sovraindebitamento la possibilità di disapplicare il divieto generale di falcidia (dell’IVA) laddove la proposta preveda un trattamento del tributo migliore rispetto a quello consentito dalla alternativa liquidatoria di cui all’art. 14 ter L. 3/12.

Tanto sarà per esempio possibile quando, per il pagamento del debito IVA intervenga un apporto finanziario esterno, non ammissibile nella ipotesi liquidatoria.

L’argomento, di assoluto interesse, attualità ed importanza, non ha con ciò trovato la sua disciplina definitiva. Sarà interessante leggere le prossime decisioni delle corti di merito oppure verificare se il legislatore delegato alla riforma delle procedure concorsuali, tra le quali quella da sovraindebitamento, saprà disciplinare con chiarezza la materia.

Grazie per l’attenzione.